Variazioni sul tema / Grande Zimbello

 

Con l’inizio dell’autunno, i cosiddetti “reality show” tornano alla carica, per raccontarci come siamo, cosa diciamo, cosa mangiamo, cosa pensiamo e soprattutto… se pensiamo.

 

Le hanno montate questa mattina. Sono quattro, una per ogni stanza. Se l’esperimento funziona, dovrò conviverci per un mese. Emettono un ronzio quasi impercettibile che non dovrebbe disturbarmi. Infatti le inauguro puntando lo sguardo in quella della cucina, mentre faccio colazione con una sigaretta e brindo alla salute dei telespettatori con il primo caffè doppio. Lasciata la tazzina insieme alle altre nel lavandino ricolmo, vado a raccogliere i quotidiani dietro la porta d’ingresso. La telecamera dello studio mi immortala mentre leggo per più di un’ora, segnando alcuni paragrafi degli articoli delle terze pagine e abbozzando risposte alle corrispondenti redazioni, che non le pubblicheranno mai. Quarta sigaretta e secondo caffè: sono davanti al pc a leggere le e-mail, previo scarto di quelle pubblicitarie, circa una ventina, e pulizia dell’hard disk da un virus, due troyan e uno spy. Un amico mi ricorda di firmare per il referendum, un’altra mi chiede di scrivere qualcosa di sinistra contro il governo; una poesia dalla mia donna lontana e gli editori che mi segnalano le novità in libreria affinché le mie brillanti recensioni possano a loro volta segnalarle ai rari lettori di narrativa. Un’altra ora è passata così: in mutande e maglietta a smozzicare una mela. La telecamera del salotto rinvia la mia immagine coi capelli arruffati ai miei spettatori eventuali. Suona il postino, primo suono del giorno: calendario di quelli che dipingono con la bocca, conto mensile del supermercato che mi invia la spesa a casa, bolletta del gas da cui apprendo il costo unitario dei miei caffè; pubblicità varie.

Comincia la giornata, quella vera. Imbraccio la penna e bombardo fogli per due ore, riempiendo ogni spazio con una calligrafia gigante e disordinata. Alle due sono stanco: faccio un riposino e sogno. La telecamera della stanza da letto rivela a tutti che russo. Alle tre e mezza sono sotto la doccia, indossando un costume da bagno, come mi è stato richiesto dagli organizzatori. Alle quattro e dieci, il canale videomusicale non trasmette video musicali e la cosa mi dà fastidio. Alle cinque la vena creativa mi riassale e l’occhio meccanico mi riprende gobbo sulla scrivania, intento a immortalare i miei pensieri. La serata è dedicata ai piaceri... Con il sostanzioso aperitivo sono già mezzo ubriaco: gesticolo come un direttore d’orchestra mentre la radio trasmette Mozart, invio i miei scritti per posta elettronica. Alla fine, ebbro di parole e di vino, mangio salmone affumicato e rughetta, poi guardo un film che cinefili, abbonati pay tv, patiti del noleggio e pirati informatici hanno già visto l’anno scorso.

Vado a dormire. Faccio sogni belli, ma nessuno può vederli.

L’indomani mi svegliano presto: sono venuti a smontare le telecamere…

 

 

(Zefiro, 06/10/04)© Paolo Izzo

 

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