Martiri della ribalta

(Luigi Bernardi, “Vittima facile. Una storia criminale”, Editrice Zona 2003)

 

Se si volesse eseguire una diagnosi della società odierna, la prima malattia da considerare dovrebbe essere l’esibizionismo. Subdolo e contagioso, questo virus nasconde un vuoto interiore e gravi carenze affettive; ma è tollerato e spesso fomentato proprio dalla stessa collettività che ne risulta minacciata. Basterebbe prendere in esame ciò che ogni minuto passa in televisione: tante, troppe persone farebbero qualunque cosa per apparire, per far sapere a tutti la loro opinione, per esserci… senza essere. Miriadi di personaggi insulsi, coadiuvati da solerti organizzatori di eventi e da lungimiranti esperti di comunicazione mettono in piedi, quotidianamente, nuovi teatrini di pessimo gusto, audizioni di dubbia qualità, scenari di ridondante spazzatura. Così uno sconosciuto sale alla ribalta: per una trasgressione, per un handicap, per una forzatura qualsiasi. Di questa folla di fenomeni da baraccone poco o niente rimane, ma alle volte i più furbi, i meglio assortiti, i più agguerriti finiscono con l’accreditarsi a tal punto da diventare delle vere stelle dello spettacolo o della vita sociale; esperti di tutto senza essere esperti di niente.

Solitamente si può sorridere di tutto ciò, altre volte la bramosia di apparire è così violenta da diventare follia o da sfociare in episodi che vanno al di là del lecito. Se ne trova sicuramente una traccia nei pluri-omicidi del folle o nelle bombe lasciate nei supermercati, ma a volte è sufficiente che il virus venga a contatto con degrado, solitudine, emarginazione per esplodere drammaticamente: ad esempio se un giovane ha deciso di mettersi in mostra per essere reclutato non dalla televisione o dal cinema, ma dalla criminalità organizzata…

Luigi Bernardi ce ne parla in Vittima facile, il primo romanzo di una trilogia che si chiamerà Atlante freddo e anche il primo romanzo vero e proprio dell’“indagatore del crimine” bolognese, già autore di numerosi saggi e racconti, editore e traduttore, fondatore di riviste e case editrici. La sua lunga esperienza, la memoria storica di tutti i delitti consumati in Italia da decenni, vengono messe a frutto per una storia inquietante, ma fortemente rappresentativa dell’epoca che stiamo vivendo.

Vincenzino è un giovanissimo delinquente: non è ancora maggiorenne ed ha già alle spalle una sfilza di reati; furto, racket, rapina a mano armata sono le tappe di una escalation rapidissima. Ciononostante sembra che la grande criminalità organizzata non si sia accorta di lui: nessuno si è fatto avanti per reclutarlo! Vincenzino è preso da una smania irrefrenabile di essere “qualcuno” nell’unico mondo per lui possibile, quello del crimine. Solo al mondo, in una Bari di fine millennio, deve osare sempre di più: smetterla con le prove generali, mettere su una banda di avanzi di riformatorio e organizzare il rapimento di Francesca, la figlia di un uomo potente del capoluogo pugliese, forse il più potente…

Nell’immaginario di Vincenzino è questa l’ultima prova di coraggio da sostenere per poter accedere al gotha della malavita locale! Nella realtà, il crimine si è “evoluto”; servono esperti di soldi, di legge, di computer e non più i ladri, i contrabbandieri, i malviventi scriteriati e senza controllo. Inoltre c’è una regola che non è mai cambiata: chi tocca i fili dell’Organizzazione muore.

Lo stile di Bernardi, come sempre, è asciutto, veramente noir. Nel suo romanzo le vittime sono molteplici: quella “facile” è la rapita, ma sono vittime anche i suoi giovani rapitori e persino suo padre, il boss, condannato ormai ad una spirale di violenza di cui egli stesso farebbe a meno. Ma lo scrittore non compatisce nessuno di loro, né accenna la minima tentazione moralistica. Descrive i fatti, nella loro orribile fatuità; in apparenza la sua è una cronaca degli eventi. In verità c’è ben altro: componendo con sapienza narrativa i pezzi di questo mosaico, Bernardi si muove avanti e indietro nel tempo, a sinistra e a destra nello spazio: al termine del libro il lettore si è fatto un’idea dei perché di simili delitti, di simili condizioni di mala-vita, senza che l’autore glieli abbia suggeriti direttamente. Scopriamo perché la giovanissima Chiara faccia parte della banda di Vincenzino e si consideri la sua ragazza; perché Francesca sia tutto sommato tranquilla rispetto alla propria sorte;  perché il destino di tutta la storia sia segnato sin dall’inizio. Tragicamente.

Allora dobbiamo aggrapparci all’unica speranza che aleggia nel romanzo: Chiara, figlia di nessuno, che da sprovveduta carceriera diventa quasi amica di Francesca, figlia del boss, in virtù di questo legame avrà un’altra occasione, un’altra possibilità per vivere almeno una cosa bella in vita sua. Facciamo il tifo per lei, in attesa del prossimo Bernardi!

 

 

(7/5/03)© Paolo Izzo

 

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