Travestimenti letterari
(Philip Larkin,
“Turbamenti a Willow Gables”,
nottetempo 2003)
La neonata casa editrice nottetempo,
di impostazione elegante e raffinata, ha appena dato
alle stampe un curioso racconto del poeta inglese Philip
Larkin, Turbamenti
a Willow Gables,
che sarà a giorni in tutte le librerie.
Leggendolo d’un fiato e divertendomi molto, mi è venuta in mente la
favola di Amore e Psiche, quella contenuta ne L’asino d’oro di Apuleio,
anche se l’accostamento sembrerebbe piuttosto azzardato dal momento che non c’è
alcuna affinità tra gli stili, né somiglianza delle trame. Piano piano, cercando di venire a capo di questa sensazione
tutta… inconscia, ho trovato un indizio nella
postfazione di Masolino D’Amico, curatore e
traduttore del volumetto di Larkin,
che recita così: «Nella sua finta innocenza insomma Trouble at Willow Gables
è un rosa per ragazzine che in realtà si rivolge ai lettori adulti, anzi, solo
a loro (…) è uno scherzo irresistibile il cui grondare letteratura è riscattato
dall’irriverenza dell’imberbe autore en
travesti».
Ecco dunque: ad accomunare i due scritti, a
offrirmi la tentazione di un parallelo, è il travestimento! Nel caso di Cupido
che seduce Psiche (nottetempo…) è il travestimento delle parole, ma anche del
protagonista divino. Con i tratti dolci e semplici delle favole, quelli che
impongono spesso di cambiare voce nel leggere, il racconto attribuito ad Apuleio ha parole che sembrano fatte apposta per i bambini;
è una storia magica (una bella versione è quella pubblicata dalle Nuove Edizioni Romane) da recitare
seduti sul bordo del letto, di fianco a un frugoletto
semi-addormentato. Ma a ben guardare scopri che la favola è rivolta agli
adulti; o meglio, la possono ascoltare anche i bambini, ma non ne coglieranno
tutte le sfumature che peraltro non è necessario star
lì a sottolineare con dovizia di particolari. E dell’Amore, che dire?, ha travestimenti continui, fino a rendersi invisibile: è
un soffio di vento, una voce nella notte; arriva quando meno te l’aspetti e
seduce nelle forme più disparate!
Nel caso di Larkin il travestimento è quello
dell’autore, che per la sua “spiritosa” narrativa decise di firmarsi con uno
pseudonimo femminile. Aveva infatti 21 anni quando
scrisse Trouble at Willow Gables, cui fece subito seguire la stesura di Michaelmas Term at St. Bride’s (di prossima
uscita sempre con nottetempo): se un
editore glieli avesse pubblicati nel lontano 1943,
l’autrice sarebbe figurata essere tale Brunette Coleman.
Invece si è dovuto attendere fino a oggi per avere questa
buffa storia di ragazzine adolescenti, che compiono peripezie e combinano guai
in un college femminile inglese. Le loro vocine e moine sembrano rivolgersi a
delle coetanee, ma in realtà soddisfano piccole morbosità e malcelate bramosie
affatto adulte. Qualcosa di Lolita, per intenderci, anche se l’invadente e
imbarazzante presenza di protagonisti adulti non consente di considerare il
romanzo di Nabokov alla stregua di un racconto per
adolescenti! Qualcosa dell’Holden di Salinger; e siamo più vicini, per il linguaggio, per un
certo stile, per l’ironia (è sicuramente un caso che la direttrice di Willow Gables si chiami miss Holden, ma mi sembra anche una felice coincidenza).
Qualcosa, per finire, della Fleur Jaeggy
de I beati anni del castigo,
che di certo sono meno spensierati e ridanciani…
Veniamo alla storia che va quasi in secondo piano rispetto al modo in cui
Larkin la racconta. Marie Moore riceve in regalo 5 sterline da una zia, ma il
regolamento del collegio non consente alle ragazzine di amministrare una tale
cifra, così il denaro le viene sequestrato da un
“prefetto” (così vengono chiamate le studentesse dell’ultimo anno cui vengono
affidati il controllo e la cura di quelle più piccole), Hilary
Russell, che lo porta alla Direttrice. Vera paladina
della giustizia a tutti i costi, Marie rientra in
possesso delle sue sterline ma viene presto scoperta;
alla seconda sparizione dei soldi dalla cassa scolastica è accusata
ingiustamente e punita severamente. Dall’altra parte una perfida e perversa Hilary (anche se una “cattiva” vera non
riesce proprio a sgorgare dalla penna di Larkin,
innamorato com’è delle sue ninfette), indifferente alle sorti delle compagne
delle classi inferiori, pensa solo ad attentare senza successo alla loro
castità, provandoci prima con la virtuosa e sportiva Mary Beech
(per la “caduta” della quale, vi anticipiamo, si dovrà aspettare Michaelmas Term at St. Bride’s) e nella stessa notte, non contenta, con la più smaliziata Margaret Tattenham.
Sono Marie, Hilary e Margaret, incallita baby-giocatrice alle corse dei cavalli
e adorabile imbroglioncella, le protagoniste della
storia con le loro personalità così variegate; ma anche il coro delle amiche è
dipinto come quei quadri di Degas che mostrano
delicate giovanette spogliarsi per indossare i tutù, provare leggiadri passi di
danza, rimirarsi negli specchi spazzolandosi i capelli…
Augurandovi buona lettura, voglio concludere con
un’annotazione che riguarda il travestimento e l’ambiguità di Larkin nonché le tracce di sadismo e di omosessualità che
percorrono questo suo divertimento narrativo. Essi sembrerebbero appetitosi
oggetti di studio da parte degli psichiatri, tanto che il romanzo è stato
presentato all’VIII Congresso Nazionale della Società Italiana di
Psicopatologia, tenutosi in varie giornate all’hotel Hilton
di Roma lo scorso febbraio. Ebbene, in generale da quegli incontri sono venuti
fuori soltanto lo smarrimento e la inefficienza che
caratterizzano la ricerca psichiatrica in Italia (fatte salve alcune rare
eccezioni di cui ho scritto in varie occasioni); in particolare, il libro di Larkin da oggetto sarà diventato “soggetto” di studio:
testimonianza che la letteratura è pur sempre una ricerca e che alla fantasia
tutto è concesso. I guai arrivano quando la fantasia creativa si trasforma in
fantasticheria patologica, traducendosi magari in comportamento e realtà
materiale, ma ciò non risulta sia capitato a Larkin, né a Nabokov o a Salinger, per fortuna!
(12/03/03)© Paolo Izzo
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