Variazioni sul tema / La storia si ripete

 

“Stiamo infliggendo perdite più grosse di quelle che subiamo... Stiamo facendo progressi”. Lo ha detto oggi il presidente degli Stati Uniti d’America. Oggi, ma 37 anni fa. L’anno era il 1967, il presidente Lyndon Johnson. La guerra del Vietnam finì “soltanto” otto anni dopo.

 

Fuori è ancora buio. E freddo. Mi piace camminare scalzo, per casa. Andare a tentoni, trovare la maniglia del frigorifero. Accendere gli occhi con quella piccola lampadina che sta dentro. Scoprirlo vuoto, il frigorifero. Sapendo già che è vuoto. Soltanto un fondo di latte per macchiare il caffè che gorgoglia nel bollitore. Eccomi. Quasi pronto, prima dell’acqua gelata che ferirà la faccia. Mi pettinerò con le mani. E dopo poco, per forza, sarò vestito.

L’autobus è pieno, come sempre. I poveracci come me alitano nelle mani ghiacciate. Si guardano intorno, sorridendo intirizziti. Parlano di politica, la mattina. Soprattutto mentre passiamo nei viali di Queens. Dicono cose stupide. Parlano dei padroni, delle persone importanti, di quelli che hanno il potere. E i soldi. Che gliene frega a loro, dicono. Loro hanno il riscaldamento e le limousine che vanno a prenderli. Si svegliano con comodo; qualcuno gli prepara il caffè. L’odore dei muffin caldi riempie le loro mattine come il bacio delle donne che scelgono tra le più belle. Le più belle, dicono. Io non partecipo a queste inutili discussioni. Io ho un segreto. Un segreto e un sogno. Perché prima o poi ci saranno anche per me i muffin caldi e le belle donne. Un autista che mi aspetta, fiori nuovi nei vasi, frigo e pancia pieni come zampogne. Ho un segreto e non lo dico a nessuno. Magari ce l’hanno uguale i colleghi della fabbrica: ma non me lo dicono. E io pure, muto. Un po’ mi vergogno. Un po’ non sono affari loro.

Penso che gliel’ha fatta vedere, il nostro presidente. Loro credevano di fare i furbi e lui è andato a occupargli le case, a sparare nei loro giardini. In nome del nostro Dio. Fossi stato in lui li avrei ammazzati tutti, quei bastardi senza illusioni. Uno per uno. Ma va bene anche così. Una bella lezione e ci prendiamo tutto quello che c’è. Vendetta e petrolio. Così imparano.

Il mio segreto. C’era questo amico che ha perso un figlio in guerra. Non gliel’ho detto, il mio segreto. Mi pareva brutto. Lui lo odia, il presidente: dice che gli ha ammazzato il figlio. Tuo figlio adesso è un eroe, amico: io figli non ne ho. E va bene così. In compenso in guerra non ci posso andare. Ho un braccio più corto dell’altro. Sono invalido. Povero e invalido. Con un segreto. Io questo presidente lo voto di nuovo, perché un giorno, non si sa mai, nel “paese dove tutto è grande”, potrei trovarmi al posto suo.

 

 

(Zefiro, 30/11/04)© Paolo Izzo

 

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