Notturno con salsedine
Vi sarà capitato di voler scappare da un grigio inverno cittadino e di
raggiungere il mare in macchina. Magari di notte. Di trovarlo lì, nero e appena
frusciante. Aprire i finestrini e lasciare entrare l’aria
fredda e salmastra, l’odore della sabbia, lo scricchiolio appena percettibile
dei legni secchi… Accendere la radio e lasciarvi cullare dalle sue note, dalle
voci notturne che popolano l’etere. Se vi è successo, potete rivivere
un’atmosfera simile leggendo “Sin amar” di Enrico Sisti (Valter Casini Editore 2003, pp. 108). D’altronde Sisti, giornalista, è stato per tredici anni la voce di Rai
Stereonotte e con il suo esordio narrativo sembra
proprio voler raccontare una di quelle storie che potremmo aver ascoltato, in
una notte di solitudine…
Un cronista di provincia viene chiamato per
uno strano caso di scasso senza furto. Forse un balordo è entrato in una casa
sul mare, disabitata d’inverno, ha rovistato e non ha rubato nulla. Pandolfini, chiamato per cognome come un vecchio compagno
di scuola, si trova sul luogo del reato per scrivere il suo pezzo; insieme
all’ispettore, ad alcuni poliziotti, al fabbro che deve riparare la porta
scassinata. Mentre gli addetti ai lavori eseguono i dovuti sopralluoghi, in attesa degli attuali proprietari della casa richiamati
per l’occasione, il nostro trova un pacchetto di lettere: sono tutte
indirizzate a Ester, che probabilmente abitava in quella casa prima dei nuovi
inquilini, e firmate da un certo A.. Con l’indolenza depressa con cui trascina
le sue giornate, Pandolfini si mette a leggere le
missive, finendo per intrecciarle con i propri ricordi, come in una specie di
avventura, ma un’avventura trattenuta. «Pandolfini è
maestro nei lati oscuri. Più volte ha cercato di scambiare una semplice
suggestione per una grande responsabilità, almeno
verso se stesso. Con reiterata esuberanza ha messo il sigillo ad avventure che
promettevano bene soltanto perché ciò che promettevano implicava il
riconoscimento di un dovere. Ne è conseguita una
stabile frequentazione delle uscite di emergenza […] È scappato, non se ne è
mai vantato troppo, ma ha sempre rimpianto qualcosa» (pp.70-71).
E così il giornalista si aggrappa all’uscita di emergenza che il mittente delle
lettere sembra rappresentare: quel misterioso A. che somiglia a Pandolfini, pur allontanandosi da lui per certi guizzi di
vitalità che egli sembra aver accantonato per sempre! Seguirne le orme sulla
carta indurita dal sale è un bilancio che prima o poi
il nostro doveva fare, per ritrovarsi, per non perdersi del tutto…
Insomma, bello questo libro di Enrico Sisti, così introspettivo da provocare nei personaggi
raccontati e nei lettori una vera «ubriacatura di
memoria» che però, come ci ricorda lo stesso autore, «al contrario delle
sbronze convenzionali, è un efferato esercizio di lucidità» (p.58). Una lucidità, una razionalità forse troppo spietata,
che potrebbe essere, a voler per forza trovarne una, l’unica pecca del romanzo.
Meglio lasciarsi andare e continuare a credere che… no se puede vivir sin amar.
(Nuova Agenzia
Radicale, 12/02/04)©
Paolo Izzo
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