Variazioni
sul tema / Senza parole
L’immane tragedia dello Tsunami
fa pensare che quando la Natura si ribella all’uomo ogni speranza è perduta.
L’unico spiraglio è che gli esseri umani ritrovino la propria natura sana e la smettano
di uccidersi a vicenda e di uccidere la Natura stessa…
Seduto sul
mare, in un abbraccio di legno, ho fogli di carta e una piuma tinta
d’inchiostro. Se potessi camminare sull’acqua sarei
già sceso, trascinando questa seggiola nell’erba. Sarebbe mattina presto: la
brina sotto ai piedi, i sogni nella testa piena di
sonno recente. Affrontare le donne e gli uomini. Aspettarli dal mio
osservatorio con la penna tra le dita, per scolpire le loro
vite. Per rubare le loro emozioni. Vorrei conoscere i volti, le parole,
i pensieri. Cosa avrebbero detto se l’improvviso non li
avesse zittiti. Cosa avrebbero fatto se il mare fosse
stato l’immenso blu di sempre.
Invece sono qui,
immobile. Solo. In attesa di un traghetto o della
fantasia. Che non arrivano. Perché le
lacrime annebbiano lo sguardo e le orecchie non sentono più i gabbiani.
Il silenzio degli altri è il silenzio di questa piuma tinta d’inchiostro.
Poi accade
quel che sembrava impossibile. Arrivano aerei e navi e donne e uomini. Portano sorrisi, cibo, acqua
da bere, medicine. La penna si tinge di speranza, si appoggia sul bianco del
foglio e la curva della mano traccia la sua orma. Scrivo: un sole che nasce di
nuovo. Dopo aver creato un pensiero di fuga, non voglio più scappare. Adesso
immagino un’onda che mi porti a riva. Tra gli altri. Lontano da questo
silenzio. Un’altra onda, un cavallone: ma con zampe e dondolo. Che mi porti da loro, dalla gente; o che porti i miei fogli lontano
da questa sedia, lontano da me. Fogli e pensieri vadano a sedersi nell’erba, al
posto mio; testimoni della mia presenza in assenza. La fantasia
cavalcando, il mio silenzio frangendosi a riva, potrò
tornare a me. In me. E l’abbraccio di questo legno sarebbe una folla di persone
che vivono.
(Zefiro,
gennaio 2005)©
Paolo Izzo
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