D&R - domanda e risposta

Intervista a Marco Pannella

 

Il 5 dicembre è scaduto il termine per il Comune di Roma per votare la delibera popolare promossa dai Radicali Roma in favore dell’istituzione di un registro delle unioni di fatto nella Capitale. Due giorni prima di questa scadenza, un centinaio di persone si sono riunite in piazza del Campidoglio per una fiaccolata a sostegno dell’iniziativa. Organizzata dai Radicali Italiani, la manifestazione ha acceso il Campidoglio, dove due delibere, tra cui una di iniziativa popolare, sono in attesa di essere esaminate dal Consiglio comunale. Ne parliamo con Marco Pannella, storico leader radicale.

 

Perché questa iniziativa?

 

Veltroni non ha il coraggio né di approvare, né di rifiutare l’istituzione del registro. Così sceglie di violare la legalità. Questa iniziativa dei Radicali Roma riguarda in primo luogo l’esigenza di un rispetto, sia pur minimo, della propria legalità da parte delle istituzioni. Anche per il divorzio i primi tre anni, dal 1963, furono rivolti, anche con iniziative nonviolente, a ottenere da Camera e Senato il rispetto dei propri regolamenti per i quali, entro sessanta giorni, le Commissioni dovevano esprimere la loro opinione sui testi loro affidati per essere trasmessi all’Assemblea. Invece passavano spesso anni e lustri e non lo facevano. Intanto, nel merito, l’iniziativa ha già portato un primo risultato: riaccendere l’attenzione sul tema.

 

Recentemente ha individuato nella “coppia di fatto” Veltroni-Bertone un pericolo per la laicità. Considerando anche l’asse Veltroni-Berlusconi, non si rischia che i diritti civili si arenino in un triangolo vizioso e senza uscita?

 

La “coppia di fatto” suddetta è non una denuncia ma un fatto, sul quale l’ironia è comprensibile e sintomo di buonumore. Così come Veltroni-Berlusconi-Bertone non è un mero “triangolo vizioso e senza uscita”, ma un altro fatto, con radici profonde che si radicano, ahinoi, sempre di più. Come si dice in politichese è un “vulnus”, non un semplice pericolo. Una ferita divenuta ormai una piaga.

 

Quale speranza per battaglie come quelle per il testamento biologico, la ricerca sulle cellule staminali, la fecondazione assistita?

 

Compito della politica per noi consapevole, per noi una scelta, è quello di concepire il nuovo possibile e non di continuare a raschiare il fondo della botte del possibile di ieri. L’idealizzazione ultramaterialistica dell’embrione o dello zigote, promossi a “persona”, costituisce una delle più folli ossessioni che si traducono in un bombardamento contro la stessa nozione cristiana, oltre che umanistica, dell’essere umano, donna o uomo che sia. Per secoli la teologia, anche vaticana o da essa non ufficialmente sconfessata, si è addirittura posta il problema se l’inizio del concepimento di una persona dovesse essere considerato come immediato o - a esempio per la donna - dopo 40 giorni. Se fossi in un dibattito interno a una chiesa direi che questa ossessione mi appare innanzitutto blasfema, di un materialismo senza precedenti al mondo che può esser fatto proprio da un’istituzione, quale essa sia, solo se questa istituzione è assolutista e retta assolutisticamente da capi-padroni.

 

 (Left n.49, 07/12/07)© Paolo Izzo

 

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