La Rete senza rete
Intervista a Eloisa “la Pizia” Di Rocco
Eloisa Di
Rocco è una delle prime blogger italiane, sicuramente
la più simpatica. Il suo nickname, che prima aveva
affibbiato alla propria gatta, deriva da un’antica figura mitologica, fonte di oracoli infallibili. Nasce così la Pizia, nasce così un’esperienza virtual-sentimentale
di incursioni nella Rete tra post, link
e click. Dopo un paio di anni dall’inizio di quell’avventura, la Pizia ha scritto anche un libro
vero. Di carta. Portando fuori dalla Rete un fenomeno
che sembrerebbe impossibile descrivere senza avere di fronte un computer
connesso a internet…Oggi che Nuova Agenzia Radicale trasforma il proprio sito
in un vero e proprio weblog, mi sembra il caso di
intervistarla, anche perché devo a lei, al suo www.lapizia.net, il mio
primo approccio al bizzarro mondo dei blog.
Allora Eloisa, dopo averti letto per mesi attraverso internet, mi
arriva il tuo libro. Dunque gli scrittori non sono
stati ancora del tutto sostituiti dalla Rete...
Se gli scrittori su carta hanno avuto la libertà di mettere le loro
cose in Rete non vedo perché gli scrittori in Rete non
avrebbero dovuto avere la stessa libertà sulla carta.
Però, mi viene da aggiungere, dopo aver pubblicato Mondo Blog ti sei quasi allontanata dal tuo blog e dai blog in genere, quasi volessi prenderti una vacanza...
Sì, durante un’attesa tecnica per il cambio del server mi sono accorta che leggere o non leggere blog,
scrivere o non scrivere sul blog non faceva la
differenza, e allora ho prolungato l’attesa fino alla fine dell’estate. Ho
sentito di aver perso qualcosa e sto cercando di recuperarla adesso.
Il tuo libro ha tanti piani di lettura: c’è il manuale in senso
stretto, con tante informazioni utili per i neofiti; c’è il tratteggio di personaggi
che sembrano virtuali; c’è la politica e c’è persino spazio per veri slanci
poetici... Puoi fare un libro su ciascuna di queste cose!?
Dovrei impegnarmi veramente tanto per riuscirci. Scrivere un blog (e per me anche scrivere Mondo Blog)
tutto sommato è come assaggiare un po’ di tutto. Ogni
post apre e chiude in poche righe un mondo, un’idea, un’informazione. Difficile
è portare avanti per pagine e pagine un filo, entrare in una scena e
raccontarla nei dettagli, farci vivere dei personaggi, conoscerla a fondo. Si
tratta di una grande prova di immaginazione, laddove
il blog è solo una bella prova di sintesi.
Hai dedicato il libro “alle persone che hai trovato e che hai perso con
i blog”... Quali sono state
le reazioni degli altri blogger a Mondo Blog?
Mi ha fatto molto piacere scoprire che persone all’oscuro di tutta la
faccenda blog - come mia madre, le sue amiche,
parenti vari - abbiano trovato piacevole e comprensibile il libro. Qualcuno è
rimasto deluso dal fatto che fosse troppo breve e troppo simile allo stile del
mio blog, ma la maggior parte dei commenti ricevuti dicevano di apprezzare proprio questi due aspetti.
Cosa è cambiato
nel mondo blog da quando, nel lontano 2001, hai
creato i tuoi primi post?
I blog sono diventati uno
strumento per tutti, adottati dai piccoli (la massaia Roberta, l’infermiere
Carlo) come dai grandi (Repubblica, Feltrinelli,
Virgilio). Con tutti gli usi che se ne fa adesso è solo più difficile dire che
cosa è esattamente un blog. Nulla di
allarmante.
Si può fare politica con un blog?
Credo che la si faccia sempre. Esprimendo
pubblicamente la propria opinione sul mondo - in maniera dichiarata o
attraverso un blog di sole foto o di soli disegni -
si fa anche politica. Il blog in senso più largo poi
offre sicuramente un terreno fertile per questo genere di cose: c’è aggregazione, c’è scontro dialettico, ci sono persone
completamente diverse fra loro, più o meno alla pari fra loro, che si
incontrano, si scontrano, si associano e si dissociano. Un bel “movimento”
direi :)
Prima hai confessato di avere il dono della sintesi, ma io penso che
nei tuoi post ci sia spesso spazio per una vera letteratura, poetica e
immaginativa… C’è un romanzo nel senso classico della parola nel tuo futuro?
Sì mi piacerebbe sporcarmi un po’ di più le mani con la scrittura, ma
vorrei rimanesse sempre la mia seconda occupazione, terra di esperimenti
senza aspettative. E per assenza di aspettative
intendo la differenza che passa fra l’espressione e il riconoscimento ufficiale
di questa espressione (una casa editrice, un’etichetta discografica).
Le aspettative rischiano di essere deluse…
Volendo fare un discorso da fruitrice e non
da genio incompreso, l’editoria di oggi, così come la
discografia e la cinematografia, mi lasciano veramente scettica. Non è vero che
non ci sono scrittori, cantanti o registi in grado di dire cose nuove e di
raccontare il presente. Sono sicura che ci sono (si intravedono
nella Rete), ma l’industria produce un solo tipo di prodotto, usa diversi nomi
per imboccare a tutti la stessa pappa, con il risultato che non c’è nulla di
autentico in giro, non c’è una vera offerta e le voci rimangono inascoltate.
Quindi?
Quindi sono arrivata a concludere che il
valore di un libro sta nella non pubblicazione, quello di un brano musicale
nella non incisione e quello di un film nella non distribuzione. E sempre come fruitrice vorrei esistesse un Napster
dei libri mai pubblicati, degli LP mai incisi e dei
film mai distribuiti, allora sì che ci sarebbe una vera circolazione di idee,
una polifonia di senso. Mentre invece entrare in libreria
oggi fa solo tristezza - e te lo dice una che adora il luogo libreria - e
andare al cinema non emoziona che solo un po’, il giusto, quello che ti
concedono. Dovremmo scavalcare questo ingranaggio,
rifiutare il cucchiaino e andare direttamente alla fonte. La Rete mi ha dato
questa impressione di autenticità…
A questo punto, viste le sue capacità divinatorie, devo chiedere alla
Pizia come vede il futuro di questo Paese. È ancora possibile una rivoluzione o
ce ne dobbiamo stare qui a rimuginare su di un passato
che non ritornerà più, assistendo inerti a un presente poco divertente?
Beh, grazie a cose come Romolo e Remolo il presente a volte riesce perfino ad essere divertente. Le rivoluzioni -
piccole o grandi che siano - sono sempre inevitabili. Il momento più brutto è
poco prima che accadano, quando si è arrivati
all’esasperazione ma ancora non si è fatto il Grande Passo. Ma
poi quella rivoluzione arriva. Speriamo di esserci.
(Nuova Agenzia
Radicale, 26/09/03)©
Paolo Izzo
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