L’occasione mancata di
Almodòvar
Due bambini, Enrique e Ignacio, che
frequentano un collegio di preti salesiani subiscono
le molestie di padre Manolo. Il trauma li fa diventare omosessuali e li
consegna a un’esistenza di inquietudine… Il nuovo film
di Pedro Almodòvar La
mala educaciòn si potrebbe riassumere così,
se l’intenzione fosse quella di sottolineare due possibili assunti del film: il
primo, che negli ambienti religiosi si concentrano perversioni e bramosie
peggiori di quelle che possono riscontrarsi nel mondo cosiddetto laico. Il
secondo, forse più impopolare, che omosessuali non si nasce, ma si diventa…
Entrambe le affermazioni avrebbero destato un vero clamore nella società
bigotta e ipocrita in cui viviamo, demolendo teorie e credenze radicate da
centinaia e migliaia di anni. Quelle sì, avrebbero
provocato uno scandalo, persino la censura: che, invece, non ci sono stati.
Perché,
purtroppo, La mala educaciòn si perde per
strada, non mantiene ciò che promette e le due tesi finiscono anzi per trasformarsi
nel loro opposto: padre Manolo si rivela una specie di eccezione,
una persona malata, autentico pervertito sessuale e pedofilo, pronto a tutto
pur di ricevere i favori di ragazzini maschi. Mentre l’omosessualità in quanto tale, nello svolgersi della storia e con sequenze
fin troppo esplicite, si configura come elemento distintivo del genere umano
(niente di nuovo, dunque, Freud essendo capostipite
di questa idea balzana). A dire cioè: siamo tutti
omosessuali, chi per nascita, chi per l’ambiente in cui vive o per le persone
con cui entra in rapporto, chi per mero opportunismo. Non c’è scampo, insomma!
Invece non dev’essere così, per il semplice motivo che un mondo
siffatto – che Almodòvar raffigura con dovizia di
particolari – sarebbe un mondo noiosissimo, normalizzato, triste e sbiadito
anche in presenza dei colori sgargianti di calzini e
camicie dei suoi personaggi, degli sguardi bistrati di maschietti imberbi e
degli slip aderenti che mettono in evidenza i loro attributi sessuali. Non basta la bravura dell’eclettico Gael Garcìa Bernal (Zahara - Ángel - Juan): La mala educaciòn
rimane un film noioso e normalizzato!
Dispiace dire
tutto questo, soprattutto a quanti hanno amato il regista spagnolo nel passato,
quando la sua finzione mostrava un universo realistico perché poliedrico,
variopinto, pieno di contraddizioni; a volte melodrammatico, ma sicuramente non
omologato e non omologante come quest’ultima prova.
Perciò viene da riguardarsi vecchi film come Légami, in cui Almodòvar ci ha fatto innamorare della Abril e di Banderas, o il divertentissimo Donne sull’orlo di una crisi di nervi,
fino a “Carne tremula”, in cui il regista rinunciava al suo adorato mélo per
schiacciare l’occhiolino a Buñuel… In quelle storie
dai toni accesi e scoppiettanti, era almeno evidente il tentativo di una
ricerca sui rapporti umani, finanche sul desiderio sessuale. E
l’orgoglio omosessuale, dove fosse presente, era almeno pari a quello
eterosessuale!
Poi dev’essere capitato qualcosa: perché le donne di Almodòvar hanno cominciato a
stare un po’ troppo male (Tutto su mia madre), addirittura a
finire in coma (Parla con lei), trasformandosi in icone senza profondità,
distanti anni luce dal mondo, figure che potevano esprimersi soltanto attraverso
una sofferenza muta. E, come se non bastasse, l’immagine femminile oggi
scompare del tutto, accettata per qualche istante nei ruoli di madre e di
nonna, ma completamente sostituita e malamente
scimmiottata da uomini poco allegri…
Che diavolo succede,
Pedro? Che ci vuoi dire con
questa raffigurazione di un mondo senza sentimento, senza speranza, senza
desiderio e soprattutto senza donne? E come potresti
convincerci, come tenti con il tuo finale, che in un luogo così mutilato si
possano fare film con la stessa passione di sempre?
(25/10/04)© Paolo Izzo
Torna a Recensioni