Amore in traversine
(Christian Oster, “In
treno”, nottetempo 2003)
Fare capolino in uno scompartimento e decidere in
una frazione di secondo se quello sarà il posto dove trascorreremo le prossime
ore del nostro viaggio. Non bisogna
esitare: dare un’occhiata veloce e tuffarsi. O scappare. Ne va del nostro futuro, seppur breve. Potrebbe
capitarci il chiacchierone o la solitudine nera. Adolescenti chiassosi alla
prima vacanza, suore in silenziosa preghiera, l’azzimato commesso viaggiatore,
una donna misteriosa… Così è il treno se consideriamo il nostro viaggio come
una piccola avventura. Altrimenti stiamo solamente
andando da un posto all’altro, magari in compagnia delle nostre cuffiette
stereo e di un buon libro.
Frank, il
protagonista di In treno, gioca addirittura
d’anticipo: passeggia di fianco ai binari e si guarda intorno. Se troverà una
donna interessante è disposto anche a salire sul treno
e a partire, non importa per dove. Ha comprato un biglietto per l’ultima
stazione, vale a dire un solo andata Parigi-Rouen, perché non si sa mai. Infatti
vede lei, Anne, e la sua pesante valigia - piena di
libri, come presto saprà. La abborda, si offre di aiutarla e la segue fingendo
di dover andare anche lui a Gournon.
Raccontato così potrebbe essere l’inizio di un giallo,
la storia di un maniaco o di un serial-killer; invece il romanzo del francese Christian Oster (che dal giallo è
partito, per approdare poi alla letteratura introspettiva e ai libri per
ragazzi) narra una storia delicata e carica di una goffa dolcezza.
L’incontro di due imbranati del sentimento e
dell’esistenza, l’uno percorso ancora da un’indolente aspettativa, l’altra
aggrappata all’ultima vana speranza di tenere legato a sé un uomo che non la
ama, si trasformerà in una storia d’amore pacata, ma in qualche modo tenace.
Questa è Anne: “Lei ha detto no, mia sorella mi
aspetta, viene a prendermi al treno, per la borsa non importa, preferisco che
non mi veda con un uomo, non era previsto, voglio dire che io non l’ho
previsto, voglio dire che non solo non l’ho previsto, ma che non lo prevedo,
insomma mi lascerà al marciapiede con la borsa, per piacere”. E questo è Frank: “Avevo un bel
chiamare a raccolta i ricordi, sempre gli stessi, due o tre. E dei tre, due
figure di donna, il terzo risalente all’infanzia, una visione di passeggino, direi, o meglio una visione di qualcosa che era ghiaia,
credo, vista da un passeggino, niente di che costruirci un romanzo, dunque,
avevo un bel tentare di riordinarli quei tre ricordi, non reggevano, non sono
neppure sicuro che avrei potuto riempirci una frase”.
La bravura di Oster è
soprattutto nel riuscire a tenere il passo con i pensieri di Frank, cui fa raccontare tutta la storia, descrivendo i
suoi infinitesimi progressi verso l’innamoramento, uno dietro l’altro, come le
traversine del binario. E a noi sembra di essere calati nella mente di questo
buffo personaggio, tra le mille divagazioni e dissociazioni che gli frullano in
testa, non senza incursioni davvero divertenti, come quando decide che un
signore seduto debba essere un vedovo e inserisce questa auto-informazione
nel flusso dei suoi ragionamenti sconnessi… Alle volte riuscirà ad essere
persino snervante, per la sua mancanza di audacia, per i continui rassegnati
ripensamenti, per gli inutili tentennamenti. Ma alla
fine è molto simpatico. Per quanto è vero. E per quanto sa essere poetico: “Ciò nonostante, se n’è andata.
Avevo però avuto il tempo di intercettare il suo mezzo sorriso, ed è lo stesso coi mezzi sorrisi, si crede che un mezzo sorriso sia la metà
del sorriso intero che ci saremmo aspettati, invece no, per niente, è la metà
di qualcosa, sì, ma del sorriso scambiato con l’altro, perché non ero mica
pazzo, anch’io le avevo rivolto un mezzo sorriso, per completare il suo, e
perché i nostri due sorrisi formassero un tutto, un paio che tende a saldarsi,
un po’ come nel bacio anche le labbra si saldano”.
Ecco, ho rubato un ultimo brano da In treno, anche per dire che il romanzo di Christian
Oster tende un mezzo sorriso. L’altro mezzo si
disegnerà sulle labbra di chi lo legge.
(11/06/03)©
Paolo Izzo
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