Coppie e triangoli di fatto

Intervista a Massimiliano Iervolino – segretario dei Radicali Roma

 

Domani scadono i termini entro i quali il Consiglio comunale di Roma dovrebbe votare la delibera popolare in favore di un registro delle unioni di fatto. Scriviamo “dovrebbe” perché l’aria che tira sulla laicità sa fortemente di incenso e quindi il condizionale è obbligatorio. Per sensibilizzare Comune e opinione pubblica, oggi è stata anche organizzata una fiaccolata alle ore 18.00 in Campidoglio.

A Massimiliano Iervolino, segretario dei Radicali Roma, promotori della delibera popolare, abbiamo chiesto un pronostico su questa scadenza.

 

Sul fatto che la delibera approdi almeno al voto, venti giorni fa sarei stato più fiducioso. Invece, dai primi articoli “preparatori” sull’Avvenire, dove si tuonava contro il registro delle unioni di fatto, fino al deciso ammonimento del cardinale Tarcisio Bertone a Walter Veltroni, la tendenza del Sindaco di Roma sembra essere quella di rimandare la questione al Parlamento. Cosa che troviamo inaccettabile, perché il nostro obiettivo rimane quello di andare in Aula consiliare, discutere e votare. Lo dobbiamo ai 10263 cittadini che hanno firmato. Anche per sconfiggere gli “anni del mai”, cioè quel tempo - che copre le due Consigliature Rutelli e le due Veltroni – in cui le delibere popolari sono andate nel cassetto e lì sono rimaste. Se si arrivasse al voto, poi, potrebbe succedere di tutto: ovviamente, speriamo che le forze di sinistra che siedono in Consiglio comunale diano un buon contributo a quello che i Radicali Roma e le associazioni gay hanno fatto finora.

 

A che servirebbe un registro delle unioni di fatto?

 

Alla Giunta capitolina spetterà il compito di farlo servire a qualcosa. Noi siamo convinti per esempio che sia utile per garantire alle coppie di fatto l’accesso agli asili o alle case popolari, ma potrebbe anche fornire una base per la legge nazionale che prima o poi speriamo si faccia, riguardo a successioni, pensioni di reversibilità, etc.: laddove arrivi una legge dello Stato, il registro permetterebbe di risalire a quelle che già da tempo sono costituite come coppie di fatto.

 

Una legge nazionale dovrebbe farla un Parlamento dove finora sono riusciti soltanto a cambiare tre volte nome alle unioni civili. Che speranza c’è?

 

Da questo pessimismo siamo partiti, infatti. A febbraio scorso, quando ci siamo resi conto che Pacs, Dico, Cus o come li vogliono chiamare, non si sarebbero mai fatti, ci siamo detti: visto che il Vaticano ha di nuovo messo il naso negli affari italiani, la battaglia per i diritti civili deve ricominciare proprio nella città dove l’ingerenza della Chiesa è maggiore, cioè Roma, città di coesistenza tra lo Stato del Vaticano e la Capitale d’Italia.

 

Abbiamo detto dell’incontro Bertone-Veltroni, definiti da Marco Pannella “coppia di fatto”, ma c’è stato anche quello Veltroni-Berlusconi. Dobbiamo parlare di “triangolo di fatto”?

 

Direi di sì. In Italia ogni gruppo di potere che nasce e che vuole governare l’Italia è ormai chiaro che debba passare per il Vaticano. Berlusconi e Veltroni, prima di incontrarsi tra loro, hanno visto entrambi Bertone. In questo triangolo comanda la Chiesa, con la sua Verità assoluta. Sempre Pannella, all’ultimo Congresso dei Radicali italiani, ha detto una frase verissima: le gerarchie ecclesiastiche non vogliono convincere, ma vincere. E per questo mettono in gioco tutto il loro potere economico e finanziario.

 

(Resistenza Laica

, 04/12/07) © Paolo Izzo

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