Genova: in scena la città e le sue canzoni

 

Non è per niente facile descrivere una città come se fosse il personaggio di un romanzo; in pochi ci hanno provato, in pochissimi ci riescono. Devo citare, in questo senso, “Viaggio al termine della notte” di Louis-Ferdinand Céline, perché l’arrivo di Bardamu a New York è memorabile: «Figuratevi che era in piedi la loro città, assolutamente diritta. New York è una città in piedi. Ne avevamo già viste noi di città, sicuro, e anche belle, e di porti e di quelli anche famosi. Ma da noi, si sa, sono sdraiate le città, in riva al mare o sui fiumi, si allungano sul paesaggio, attendono il viaggiatore, mentre quella, l’americana, lei non sveniva, no, lei si teneva bella rigida, là, per niente stravaccata, rigida da far paura».

Ecco, a farmi venire in mente le città e la loro vita artistica - letteraria o musicale che sia - è un libro su Genova, che è una guida di Genova, che è una storia delle parole dei cantautori genovesi, che è il racconto di una città che si fa personaggio principale, prima attrice, “superba” interprete di se stessa. Si intitola “Genova. Canzoni in salita”, l’ha scritto Marzio Angiolani e comincia così: «Genova è una città avara. Nasce quasi per forza, sdraiandosi scomodamente su un fianco, nel poco spazio che strappa tra la terra e il mare. Si arrampica con il fiatone di vecchi autobus per salite tremende e vicoli stretti, dove la tramontana, in certi santi giorni di novembre, spazza via le nuvole e il sole. Genova si è accasciata appena scavalcati i monti, e non si riesce a capire se quelle immense sentinelle siano rimaste a sbarrarle la strada o a guardarle le spalle, insomma se stiano lì per proteggere o rinchiudere» (p. 7).

Angiolani, con questa “guida a perdersi”, come la chiama lui, conduce il lettore tra i caruggi e le creüze, le piazze e le rare vie larghe; verso gli aromi e i sapori di una cucina gustosa e verso gli angoli magici di Genova. Accompagnando il testo con una musica ideale e i versi dell’indimenticabile De André; di Fossati, Paoli, Conte, Tenco, Lauzi, Bindi; dei più giovani Baccini, Bubola, Pastorino… E se ne dimentico qualcuno è perché Genova ha dato i natali a una tale miriade di artisti di prima qualità, di grandi cantautori; perché Genova, come dice l’Autore «ha la canzone d’autore impressa a fuoco nel suo DNA, parte integrante della sua cultura sommersa, timida e clandestina […] E la canzone d’autore è un percorso in salita, di certo imprevedibile, quasi mai facile» (p. 8).

Canzoni in salita, dunque; città in salita e discesa come la mia Napoli, anch’essa città di porto, sdraiata e scoscesa, che si offre al migliore offerente che venga dal mare. Alla stregua di Napoli, anche Genova è abbellita nelle grandi occasioni, non senza lasciare una punta di rimpianto in chi la conosce bene e in chi l’ama così com’è, o un pugnale di tristezza quando ritornano alla memoria gli scontri del G8 in cui morì il giovane Carlo Giuliani: «Nel 2001 Genova ha ospitato un incontro del G8. L’occasione di grande rappresentanza presupponeva che la città fosse tirata a lucido e che indossasse la divisa da parata, tornando a farsi bucare e ricostruire, spogliare e rivestire di nuovo. Non è facile parlare di ciò che quella famigerata riunione di capi di Stato ha portato con sé, e meno facile è guardare i cambiamenti e i lavori che sono rimasti, silenziosi e incolpevoli, senza che tornino alla mente gli scontri e le colpe, le ferite tremende e le verità falsate, le vetrine in frantumi e le nuvole dei fumogeni, il sangue, la morte. È strano pensare che altre generazioni potranno in futuro benedire quella riunione perché ha reso più bella la città. O forse non è strano, ma terribile. Le città hanno davvero un’anima? Si è detto che Genova rimarrà ferita per sempre. Piace pensarlo davvero. A volte però sembra un po’ spietata con le sue strade nuove e gli edifici restaurati. Sembra un po’ spietata e di certo è più bella. Anche in questa occasione la canzone d’autore si è schierata di lato, si direbbe contro. Ma questa volta non era da sola, le strade si sono riempite, e le parole, le note sono state sommerse. Forse, quando la tempesta si allontana e la quiete ritorna, possono arrivare le canzoni e gli scritti a cercare di ricordare» (p. 59).

La tempesta si allontana, confida Angiolani, e Genova ritorna ad essere una bellissima città da visitare e da vivere, con tra le mani questa originale guida di Zona.

 

(Nuova Agenzia Radicale, 28/02/04)© Paolo Izzo

 

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