L’apparenza inganna
Intervista a Laura Di Renzo
La lotta
all’obesità, nonostante numerose campagne di informazione,
non sta funzionando. Tanto che negli ultimi tre anni la
patologia è aumentata del 25%. Tutta colpa dei
parametri adottati dal Ministero della Salute per diagnosticarla: vetusti,
limitati e spesso inadatti a scoprire il grasso nostrano. È quanto
sostiene il prof. Antonino De Lorenzo, direttore della Cattedra di Nutrizione
Umana all’Università di Roma “Tor
Vergata”. Non solo; l’équipe di De Lorenzo ha anche messo a punto lo studio di una sindrome nuova che
affliggerebbe il 5 percento della popolazione femminile: in italiano prende il
nome del medico, in inglese si chiama NWO (Normal Weight Obese) Syndrome, ovvero…
sindrome delle obese dal peso normale. Abbiamo chiesto lumi alla biologa
molecolare Laura Di Renzo, stretta collaboratrice di De Lorenzo, che ci offre
anche la “ricetta” per prevenire e combattere l’obesità.
Indice di massa
corporea e misurazione del giro-vita sono i parametri più in voga per
diagnosticare l’obesità. Secondo voi non sono più sufficienti. Ci spiega
perché?
Con studi più approfonditi, definendo cioè la
distribuzione di massa grassa e magra, abbiamo rilevato che in Italia il 5%
delle persone considerate normali sono in realtà obese e che con la stessa
analisi ben il 27% di chi è ritenuto sovrappeso sia
in realtà già obeso. Con il BMI (Indice di massa corporea), unito alla grande campagna dell’anno scorso “prendiamoci la misura del
giro-vita e sapremo come siamo”, si è arrivati a paradossi come quello dello
sportivo che, avendo una grossa massa muscolare, pesa tanto: basandosi soltanto
sul rapporto tra peso e altezza (18-25 normalità; 25-27 sovrappeso;
oltre 27 obeso) gli si potrebbe dire “sei obeso”!. Viceversa, una donna alta
Perciò è affetta dalla
sindrome di De Lorenzo…
Esatto. Secondo i vecchi parametri sarebbe sana. In realtà, anche senza
arrivare ad analisi approfondite, una diagnosi di obesità
può arrivare già soltanto dal campanello d’allarme che riguarda
Come si valuta la
massa grassa di una persona?
Per esempio c’è un esame che si chiama DEXA (Dual
Energy X-ray Absorptiometry), un metodo di indagine
nemmeno tanto invasivo perché è pari ad una Rx
toracica. Oggi lo fanno soltanto le donne in menopausa per la valutazione
dell’osteoporosi, concentrando l’attenzione sulla densità ossea a livello delle
vertebre L4 e L5 e a livello femorale, ma non viene
consigliata – come invece facciamo noi – per lo studio di tutta la composizione
corporea, dalla distribuzione delle masse magra e grassa alla densità ossea
generale. Con un tale esame si può valutare uno stato
di normalità, preobesità o obesità sulla massa grassa
e contemporaneamente sapere come sta la persona in termini di densità ossea.
E non soltanto a partire dalla menopausa…
No. Molto prima. Intanto l’osteoporosi, la perdita di massa ossea,
comincia già dopo i 25-30 anni, cioè il picco osseo è
intorno a quell’età, per uomini e donne. Quindi un
discorso di prevenzione andrebbe fatto già prima e la demineralizzazione
si potrebbe prevenire e bloccare con una attività
fisica e con una dieta che sia ricca di minerali che vanno a fissare il calcio.
Si parla di un
aumento del 25% dell’obesità negli ultimi tre anni.
Chi sono i nuovi obesi?
Soprattutto bambini e giovani donne. Da un lato, con i parametri in
vigore, si fa una diagnosi sbagliata; dall’altro, pure in
presenza di sovrappeso e obesità, intervengono
le Diet Industry con diete
assurde o peggio con farmacoterapie che vengono
somministrate basandosi su parametri errati. In genere ci pensa il medico di
base, ma anche il farmacista oppure è l’amica a consigliarle e perciò diventa
un’auto-somministrazione… In realtà queste terapie fanno perdere acqua e massa
magra, per cui diminuisce il peso ma non il grasso e
questo fa sì che aumenti l’osteopenia, con tutti i
rischi conseguenti all’aver perso massa muscolare che è quella che invece ci
serve. Nessuno la misura, si continua a prendersi i centimetri, a pesarsi sulla
bilancia e si pensa di essere dimagriti. In realtà la massa grassa è rimasta lì
e peggiora la situazione perché la diminuzione del magro, la massa metabolicamente attiva, e della quantità di
acqua intracellulare fanno sì che il
metabolismo diminuisca, l'organismo lavori peggio e il paziente vada incontro a
rischi ben peggiori.
A proposito di
metabolismo, ci deve essere una questione che lo riguarda se la sindrome di De
Lorenzo colpisce soltanto le donne…
Intanto queste donne hanno circa 200 kcal in meno rispetto alla
popolazione normale, quindi hanno un metabolismo basale rallentato,
probabilmente correlato ad un sistema ormonale diverso. Nello stesso tempo
hanno un accumulo di grasso distribuito in genere nelle gambe. Probabilmente la
sindrome di De Lorenzo colpisce le donne perché esse metabolizzano in maniera
differente, in quanto tutto il loro corredo enzimatico e ormonale è diverso da
quello degli uomini. E diverso è il consumo
energetico. A livello genetico, poi, abbiamo riscontrato una sorta di eterozigosi diffusa per una
serie di parametri di citochine infiammatorie. Mentre
le persone sane (per composizione corporea) hanno dei geni ben funzionanti, le
donne affette dalla NWO presentano una alta incidenza
di polimorfismi dei geni delle interleuchine che
determina in queste una predisposizione all’infiammazione, cioè aumenta il
rischio soprattutto di malattie cardiovascolari e cronico-degenerative.
L’intervento di
prevenzione che proponete, insieme a esami come la
DEXA e alla battaglia contro l’auto-somministrazione incontrollata di farmaci,
è quello della dieta mediterranea…
Scientificamente accertata, con studi approfonditi (si pensi a quelli
del professor Flaminio Fidanza che dal ’60 sta monitorando chi si nutre
seguendo una dieta mediterranea e chi lo fa in modo diverso). Si pensi anche
alla globalizzazione in termini di consumi alimentari
che ha portato alla perdita di assunzione di prodotti sani
e che quindi ci ha danneggiati sia per quanto riguarda l’incidenza delle
patologie cardio-vascolari, sia per l’incidenza e insorgenza di tumore
soprattutto al colon e alla mammella. Siamo per la dieta mediterranea che è una
dieta equilibrata e per una sana attività fisica: una camminata al giorno di 35-40 minuti, una corsa in bicicletta o a
piedi… Un’attività motoria, aerobica che consenta di smaltire il consumo anche
soltanto di 150-200 kcal al giorno che è l’equivalente di una mela, ma che se
non è smaltito può trasformarsi in un accumulo e dare origine a problemi di sovrappeso e preobesità.
versione integrale (Left,
09/06/06)©
Paolo Izzo
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