Per non dimenticare

(Silvia Tessitore, “Diario della paura. Da via dei Georgofili la storia di un biennio di sangue”, Editrice Zona 2003)

 

A metà giugno di quest’anno la procura della Repubblica di Firenze ha aperto una nuova inchiesta, contro ignoti, sui presunti mandanti delle stragi mafiose del 1993 a Firenze, Roma e Milano. Soltanto pochi giorni prima mi trovavo alla presentazione di un volume che ricostruisce proprio il biennio ’92–’93: Diario della paura, di Silvia Tessitore, Editrice Zona. Forse è stata una semplice coincidenza, oppure il lavoro della Tessitore – accurato e accorato – ha prodotto nelle coscienze di tutti un bisogno che è sempre più raro di questi tempi: soffermarsi a pensare, a ragionare su di un passato irrisolto. Portarsi cioè una mano alla fronte e dire: “Quasi me ne ero dimenticato; come ho potuto?”. È una domanda che la stessa autrice si pone più volte nel corso della sua dettagliata analisi di un biennio veramente funesto, mentre si dipana sotto i suoi occhi e sotto i nostri, una tragica matassa di fili insanguinati.

Nello stile ormai noto della collana “900 Storie” diretta da Carlo D’Amicis, fatto dall’intreccio di una storia personale con eclatanti fattacci di cronaca nera, la brava giornalista racconta la sua paura. E come non essere quanto meno a disagio nel focalizzare che nel 1993, nel giro di soli due mesi e mezzo, cinque autobombe provocarono morte e distruzione in Italia? Come non impallidire di fronte a una fitta trama di congiunture che videro una mafia aggressiva, esecutrice dichiarata degli attentati, uno Stato pressoché impotente ad arginarne l’assalto, servizi segreti assenti, pentiti devianti e politici corrotti? Se si stila, poi, l’elenco di quanto era avvenuto soltanto un anno prima, c’è da rimanere senza fiato per come tutto sembrasse già scritto, inevitabile: l’articolo 41 bis sul carcere duro per i mafiosi, l’avvio della stagione di “Mani pulite”, l’omicidio di Salvo Lima, l’inchiesta sui fondi neri del Sisde, le terribili stragi di Capaci e di via D’Amelio e non ultimo quello stravolgimento degli assetti politici e istituzionali che avrebbe condotto alla fine della prima Repubblica… Ricordo che anch’io ero in macchina, quel famigerato 23 maggio 1992: stavo chiacchierando con un amico in attesa che arrivasse l’ora di cena; ascoltavamo la radio. Intorno alle 18 le trasmissioni furono interrotte per dare l’incredibile notizia che il giudice Giovanni Falcone, sua moglie e la sua scorta erano saltati in aria per una bomba la cui esplosione era stata registrata persino dai sismografi di Agrigento! Con la pelle d’oca, provai una sensazione simile a quella che l’11 settembre 2001 mi lasciò incollato alla televisione per ore…

Artefice ufficiale delle stragi o tentate stragi del “biennio di sangue”, è la mafia al centro del racconto di Silvia Tessitore: le sue rivendicazioni, i proclami, i botta e risposta con le istituzioni. Con coraggio, l’autrice fa nomi e cognomi, mostra i passaggi significativi di una vera e propria “trattativa” di stampo terroristico, denuncia le piste non ancora o poco battute.

Alla presentazione di Diario della paura c’era anche il giornalista Francesco La Licata, il quale ha ricordato, tra l’altro, quello striscione che apparve allo stadio di Palermo nel dicembre 2002 (menzionato anche in questo libro), su cui campeggiava la scritta “Uniti contro il 41 bis. Berlusconi dimentica la Sicilia”, facendo notare come l’accezione della frase fosse doppia: il presidente del Consiglio si poteva scordare dei futuri voti in Sicilia dopo aver lasciato quella legge così com’era, oppure con questa ratifica del 41 bis dimenticava i voti ricevuti in quella regione nelle elezioni che lo avevano portato a palazzo Chigi!

Dimenticare, siamo sempre lì. O ricordare. Per esempio la famiglia che abitava nella torre del Pulci e che fu sterminata dalla bomba in via dei Georgofili... Attraverso il racconto di una paura è possibile che ci torni la memoria, la voglia di reagire, di opporci, di non mettere la testa sotto la sabbia, come pare che facciano gli struzzi. Perché gli struzzi hanno anche zampe veloci, al contrario di noi: al momento opportuno si metterebbero a correre. Noi sapremmo fare altrettanto se nottetempo ci parcheggiassero sotto casa un furgoncino imbottito di tritolo?

 

 

(15/7/03)© Paolo Izzo

 

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