Ecco chi è
Massimo Fagioli *
Cari compagni
di Carta, vi scrivo in merito all’articolo intitolato «Ma chi è Massimo
Fagioli?» [Carta n. 35], per due motivi. Innanzitutto perché sono l’autore innominato dell’intervista
che viene citata e nella quale il professor Fagioli si esprimeva a proposito
dell’omosessualità (già in Nuova Agenzia Radicale, 22 febbraio 2004).
Secondo poi perché anch’io più di otto anni fa mi sono
posto la stessa domanda: «Ma chi è Massimo Fagioli?», dopo
aver conosciuto una donna straordinaria, che affermava «Fagioli mi ha salvato la vita»!
Allora mi
sembrò naturale entrare in libreria e comprare i libri dello psichiatra.
Leggerli, frequentare i seminari di Analisi
collettiva, parlare direttamente con lui, intervistandolo… Visto che ci sono,
confuterò almeno alcune vostre imprecisioni sulla prassi dell’Analisi
collettiva, senza cioè entrare nel campo teorico [che necessiterebbe ben altri
spazi]: in primis, nessuna sottoscrizione in denaro è richiesta per partecipare
ai seminari di Massimo Fagioli; inoltre, non è mai capitato che una persona vi
sia andata più di una volta alla settimana; infine, le persone sono centinaia e
migliaia, non decine… E vi garantisco, nessuna di queste centinaia e migliaia
di persone deve aver gradito i vari appellativi [anch’essi, per giunta,
raccogliticci] sfornati nell’articolo: «claque», «cancro», «setta»!
Suvvia,
compagni, la prossima volta provate a dire che siamo
atei, irrazionali, eterosessuali, radicalmente di sinistra: magari venderete
qualche copia in più anche del vostro giornale…
Sinceramente
Paolo Izzo
Risposta del
giornale: "Caro
Izzo, a nostro modesto parere ancorare la propria identità all’essere
«eterosessuali» esclude automaticamente chi non lo è, dunque non è un
atteggiamento «di sinistra», tanto meno «radicalmente». Ma
è solo un’opinione.
Gli appellativi che citi non sono nostri, ma di persone che abbiamo
interpellato. Quanto all’articolo in questione, conteneva due inesattezze, è
vero: prima di tutto le «analisi collettive» si
tengono quattro volte a settimana, come abbiamo scritto, ma ciascuno partecipa
ad una sola ogni sette giorni, e la «sottoscrizione» in denaro non è richiesta.
Inoltre, una curiosità: quante copie vende
* n.b.: il titolo della mia lettera è stato scelto da Carta.
Inoltre, riguardo all’ultima domanda che mi rivolge il giornale, non ho nemmeno
replicato ai “compagni” di Carta, certo che non avrei beneficiato di questo
“diritto” una seconda volta. Ebbene, rispondo qui, semmai qualcuno ci capiterà:
Nuova Agenzia Radicale non ha copie da vendere in quanto è notoriamente
telematica e gratuita, nonché militante e autofinanziata. Proprio come si sottolineava
riguardo ai seminari di Massimo Fagioli. Se si dovesse
replicare alla disinformazione e alla disattenzione di certe sortite da parte
di chi le sovvenzioni dal partito o il finanziamento pubblico li prende eccome
(e invece di lodare informazioni e iniziative “di sinistra” le critica
ciecamente e in maniera maldestra), si passerebbe la vita intera a scrivere
missive… P.I.
(Carta settimanale, 7/10/06)© Paolo Izzo
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