Variazioni sul tema / Calma finale

 

Volpiano. Cremona. Due bambine piccolissime sono state uccise dalle loro madri. Quasi tutti parlano di depressione, ma quando quasi tutti sono d’accordo c’è sempre qualcosa che non torna…

 

Devo stare calma. Spegnere il fuoco sotto il caffè. Rimettere il latte in frigorifero. La tristezza sta passando, mi sembra. Potrei telefonare al dottore e dirglielo: lui ha fatto di tutto negli ultimi tempi. Si è preso cura di me, della mia depressione. Mi ha assicurato che è fisiologica, dopo il parto: che ce l’hanno quasi tutte le donne, quelle sensibili come me. Ultimamente gliel’ho detto che mi sentivo agitata, ma mi ha risposto che anche quello è normale. Sono le medicine, gli antidepressivi:  per riequilibrare il tono dell’umore, mi ha spiegato, danno una specie di euforia. Ecco, so tutto quello che devo sapere.

Eppure, mi sento troppo strana. E invece devo stare calma. Rifare il letto, spolverare i mobili, impostare il programma per il bucato. Colorati chiari con colorati chiari. I bianchi con la candeggina, a 90 gradi. Non mi tornano i conti: depressione, medicine e adesso questa confusione; piangerei e invece mi viene da ridere. Non faccio né l’una né l’altra cosa: rimango seria e mi guardo le mani che tremano un poco. Ho preso un calmante, così mi passa. Magari torna la tristezza, che forse era meglio di questo non sentire niente.

Devo sbattere i tappeti, innaffiare i vasi, svegliare Gelsomina e vestirla con la camicetta bianca e la gonna a fiorellini azzurri. Ha tre anni, capelli neri e dritti come la nonna, mia madre. Soltanto che la nonna ce li ha quasi tutti bianchi adesso.

Devo stare calma. Pettinare Gelsomina, portarla sul balcone, guardare insieme a lei i treni che passano. Ci è sempre piaciuto guardarli dall’alto. E poi devo buttarla giù, oltre la ringhiera, mentre passa il rapido. Che se la porti via, lontano da questo male. Magari mi butto anch’io, per vedere cosa si prova…

 

 

(Zefiro, 22/12/04)© Paolo Izzo

 

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