“Anche i maschi partoriscono”

(AA. VV., “Anche i maschi partoriscono”, Editrice Zona 2002)

 

 “Sto leggendo un romanzo bellissimo”. Inizia così, con i libri. E si entra in un altro mondo, fatto di immagini scritte. In un presente che scorre fulmineo: appena il tempo di una cena da amici o di un viaggio in macchina. Immagini scritte che si sommano a immagini visive. Percezioni ricavate dalla lettura e mischiate agli eventi quotidiani, che ci fanno sobbalzare e affermare “Sto leggendo un romanzo bellissimo…” proseguendo con un episodio saliente di quel libro o la battuta spiritosa di un suo personaggio.

È un fatto improvviso, senza collegamenti con l’istante precedente, in cui dicevamo “Passami il vino rosso” oppure “Ci vogliamo fermare per un caffè?”. Certo, si devono avere dei commensali o una compagna di viaggio che vogliano ascoltare, altrimenti non funziona. “Apparentemente parla di una famiglia felice, normale, ma sotto la cenere arde una rabbia che ti tiene col fiato sospeso e ti fa pensare che prima o poi succederà un dramma…”; lanciando una frase così, senza nemmeno aver finito di leggere, senza sapere dove l’autore o noi stessi vogliamo andare a parare, c’è il rischio di sentirsi rispondere: “Ma chi è? Quello scrittore che sta sempre da Costanzo?”; con un’altra voce che subito si leva per aggiungere “Lo odio, quel panzone supponente…” e un altro ancora che dice: “Io, la televisione, non la guardo mai”. Tutte considerazioni sacrosante, per carità, ma stavamo parlando di libri!

Ci vorrebbe un luogo magico, dove si possa parlare di libri tra persone che amano i libri.

Poi scopro che un posto simile esiste. Ad Arezzo. Si chiama Circolo Aurora e al suo interno Riccardo Gambi ha creato una Biblioteca, cui gli amici hanno dato il suo nome quando lui se n’è andato via, prima del tempo, rapito come spesso accade da una morte indifferente alle persone belle. Non conoscevo Riccardo, ma dico che sicuramente era una persona bella se ha dato vita ad una iniziativa così importante…

Ebbene, dal Circolo di Aurora – Biblioteca di Riccardo, culla di incontri tra lettori e scrittori, punto di partenza della mitica manifestazione Arezzo Wave; da questa molteplice esperienza, dove “la letteratura è una bestia furibonda e romantica. Sta di casa ovunque le si apra la porta e la si inviti a entrare, poi non c’è più scampo”, come scrive Federico Batini; da questo luogo magico, insomma, è nata una antologia di racconti intitolata Anche i maschi partoriscono (Editrice Zona 2002, pp. 128, 12 Euro).

Il libro si chiama così perché - è sempre Batini a dircelo, nel retro di copertina e Tiziano Scarpa a narrarcelo magistralmente con un racconto omonimo - la letteratura “è capace di tutto, anche di sovvertire elementari leggi di natura, così che anche i maschi partoriscono, per esempio, o si prestano senza condizione, incantati e obbedienti, al suo gioco”. E il gioco in questo caso è proprio di raccogliere i contributi spontanei e inediti dei tanti autori che si sono avvicendati in quel salottino con divano e biblioteca che sta ad Arezzo.

Il risultato? Una sfilza di novelle, tutte da leggere d’un fiato, per cogliere un’atmosfera, un’immagine, un nesso e poi magari dire agli amici: “Ho letto un racconto bellissimo…”. Ci sono Carlo Lucarelli, curatore della bella raccolta insieme a Batini, Ugo Cornia (con una indimenticabile doppietta di personaggi letterari), Valerio Evangelisti (per lui un racconto fanta-politico, poco “fanta” e molto politico), Raffaele Mangano (che s’interroga sulla genialità attraverso un inedito bilancio degli ultimi giorni di Leonardo); Tiziano Scarpa, Dario Voltolini, Raul Montanari, Giampiero Rigosi, Giancarlo Tramutoli, Mario Valentini, Paolo Nori; e, ancora, nella sezione finale dedicata ad un’altra iniziativa del Circolo di Aurora, chiamata Word Stage, gli esordienti Franco Cristià, Alberto Di Lupo, Valentina Fenga e Marta Masini….

Approfitto di queste ultime (e chiedo loro venia!) per chiudere con una sciocca amenità, che è più una sfida per l’illuminata Editrice Zona: se non fosse per le due ragazze, i maschi sarebbero incontrastati padroni del volumetto (legittimati peraltro dal titolo). Perché non pensare, per il futuro, a qualcosa come “Anche le femmine scrivono racconti”?

 

 

(12/11/02)© Paolo Izzo

 

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