L’amore con uno sconosciuto

(Maria Pace Ottieri, “Abbandonami”, nottetempo 2004)

 

La consueta elegante copertina della narrativa Nottetempo; bianca come il latte; nome dell’autore e titolo del romanzo separati da una sottile linea rossa: nel caso del nuovo romanzo di Maria Pace Ottieri, Abbandonami, è tagliata in diagonale dal particolare di un’opera chiamata “Webbed” (letteralmente preso nella rete, nella ragnatela) che rappresenta una rete per materassi fatta, appunto, a forma di ragnatela.

Lo so, i fatti personali non dovrebbero entrare nelle recensioni, ma è anche vero che non capita molto spesso di leggere un libro spassoso, ironico e intelligente come questo… Fatto sta che mi è bastato scorrere le prime pagine per alzarmi di scatto dalla poltrona, raggiungere la mia compagna, per fortuna a portata di orecchio, e recitarle alcuni brani della storia raccontata dalla Ottieri, se non altro per giustificare il fatto che stessi ridendo da solo… Lei, la mia compagna, intuito l’andazzo, ha anche precisato subito: “se diventi come questo Tom, io ti lascio in men che non si dica”: messaggio ricevuto, ma non è questo il punto!

In quel momento stavo comprendendo a pieno il senso, doppio, della copertina o almeno ne stavo fantasticando uno. Doppio. Nella tela di quel ragno vulcanico che si chiama Tom, è imprigionata Lea, la protagonista di Abbandonami, innamorata di quello che nei fatti è suo marito e il padre di suo figlio, ma che in realtà è sfuggente e sconosciuto come un estraneo… La loro unione è fatta soprattutto da lui che non c’è mai, da lui che scrive eccitate lettere da lontano, da un sesso improvviso e primitivo. Da azioni svolte senza un fine preciso, da parte di entrambi. Come un lasciarsi andare perenne, dove la ragione (almeno quella di lui) non fa quasi mai capolino. È lei a dover ogni tanto fare i conti con quest’uomo, con se stessa; cedendo qualche volta alla tentazione di voler essere lasciata per condurre una vita più normale.

E insieme a lei, portato per mano da Lea, rimane imprigionato nella tela anche il lettore. Innamorato di questa donna e di quest’uomo, del loro amore… Perché, anche se forse non s’era capito, Abbandonami è la storia di un amore. Bizzarro, sconclusionato, vissuto in assenza di gravità e soprattutto senza piagnistei (anche se qui si insinua il sospetto che la Ottieri si identifichi più con il suo personaggio maschile che con quello di Lea!). Un uomo candidamente innocente, entusiasta in maniera rumorosa ed esuberante; una donna che affonda i piedi nella realtà ma ha la testa fasciata dai sogni; un bambino che nonostante il rapporto al limite dell’inverosimile tra i suoi genitori cresce sveglio e sano, perfetta sintesi di mamma e papà anche nel nome: Teo. Non mancano le amarezze; la rabbia a lungo repressa da Lea che ogni tanto esplode; gli scontri comandati dalla routine quotidiana; i ricordi che ruggiscono dietro un presente inafferrabile e instabile. Ma l’Autrice ha il dono di raccontare tutto con una leggerezza e allo stesso tempo con un’introspezione che da molto tempo non si trovavano tra le scrittrici italiane (mi viene in mente soltanto Rossana Campo, in questo senso). C’è una nuova voce, dunque, nel panorama letterario contemporaneo ed è in piena ascesa: basti pensare che dal libro precedente di Maria Pace Ottieri (Quando sei nato non puoi più nasconderti, nottetempo 2003), che racconta le vicende sommerse dell’immigrazione in Italia, il regista Marco Tullio Giordana (“I cento passi”, “La meglio gioventù”) sta traendo il suo nuovo film.

 

 

(19/10/04)© Paolo Izzo

 

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